Ore nove e trenta, inizia a Ginevra l'esperimento del CERN
Pubblicato da Iperio alle 09:28 in Scienze
Il mondo visto dalla metropolitana alle sette e trenta del mattino è una fotografia piatta e sfocata di facce ancora imbrigliate sulle sponde del lago del brontolio.
Il brontolio del nostro inconscio che non vuole accontentarsi della superficie e sfoglia il manuale del Sistema, senza trovare la pagina che cerca.
Un signore scorre il suo giornale che man mano cede particelle di inchiostro sui suoi polpastrelli e protrude uno sguardo sbilenco sul mio: ha letto? Mi fa. Quell’esperimento a Ginevra. Vogliono rifare il Big Bang.
Sì ho letto.
Secondo me, continua, è pericoloso. Il Big bang è stato una grossa grossissima esplosione no?
Sì.
E allora che senso ha provare a rifarla qui sulla terra?
Non è proprio così, interviene una ragazzo.
Cioè? Vuoi dirci che significa allora?
Così su due piedi non so spiegarlo, ma è solo un esperimento scientifico ben controllato, accelerano delle particelle per studiare certi effetti. Secondo me sanno già che risultato vogliono ottenere.
Sì, di far saltare tutto. Qui dice che c’è pure una profezia di Nostradamus che ha scritto: «Fuggite, fuggite da Ginevra, Saturno cambierà l’oro in ferro».
Ma andiamo che c’entra? Interviene una ragazza. Intanto Nostradamus non ne ha mai azzeccata una. Ed ha scritto uno di quei classici libri, le sue Centurie, in cui uno può leggere tutto e nulla. È come la Bibbia o un discorso di Berlusconi: peschi una frase a caso e puoi leggere tutto e il contrario di tutto.
Lei si vede che ha la mente ancora in mezzo al nulla signorina, replica il signore anziano. Intanto Berlusconi e la Bibbia sono cose su cui sarebbe meglio non scherzare. E lo stesso vale per gli esperimenti di questi scienziati: loro vogliono solo due cose. Condurre i loro assurdi esperimenti e diventare famosi. E non gli importa nulla se…
Guardi che è lei, e tutti quelli come lei che avete il cervello nullificato. Se fosse per gente così il medioevo non sarebbe mai finito e a quest’ora invece che su una metro saremmo in fila sui campi a gettare merda per concimare i campi, replica lei.
Hai ragione, ben detto, continua il ragazzo. Il mondo ha bisogno di gente che porti avanti le proprie idee e esplori nuovi territori. In Italia ormai siamo tornati indietro di trent’anni in un paio di stagioni, da quando….
Trent’anni? Ma se non avete nemmeno quell’età, replica il tizio più conservatore. Che ne sapete voi di quello che era trent’anni fa? Non c’era neanche la tv a colori…
Veramente c’era, intervengo. Comunque, dico per stemperare gli animi, sicuramente non succederà niente, però immaginate se invece dicessero che l’esperimento ha avuto effetti collaterali imprevisti, tipo che si sta formando un buco nero e tra cinque sei anni inghiottirà la terra.
Fantastico, dice il signore anziano. Lei crede veramente che possa accadere?
No, dico solo per dire. Lei che è più anziano, che pensa che succederebbe?
Guardi che avrò al massimo una quindicina di anni più di lei… comunque penso che innanzitutto avverrebbe uno spaventoso aumento dei prezzi per via degli inevitabili accaparramenti di beni alimentari e preziosi. E questo scatenerebbe violenze e rivolte. E probabilmente delle guerre.
Una bella prospettiva, dice la ragazza. Io me ne andrei in Africa. Voglio fare la fotografa e vorrei vedere la parte del mondo che più mi affascina. Mio padre ha lavorato a Dakar dall’89 al 96 ed ha ancora il mal d’Africa: ne parla sempre con nostalgia e mi mostra spesso le sue foto e i video.
Io invece mi vorrei godere la vita, e penso che è quello che farebbero tutti, altro che guerre e rivolte. Se dobbiamo morire, meglio ballando no? Il ragazzo fa un cenno di saluto alla ragazza e a me e scende. Siamo al Colosseo.
Si alza anche il signore anziano e prosegue con enfasi. Io ho tre figli, il più grande è sposato e ha due nipoti. Cioè mi ha dato due nipotini. Io spero che non succeda niente, ma se accadesse, andrei proprio a cercare quei maledetti scienziati, e forse sarebbe il caso di farglielo capire prima che è pericoloso giocare a fare dio, prima che accada l’irreparabile.
Getta uno sguardo freddo alla ragazza e mi saluta con un cenno vago, dalle dita sporche, mentre scende.
Mi alzo anche io: scendo a Termini.
Cosa studia, chiedo alla ragazza.
Medicina, sono al terzo anno, ma in realtà mi piace la fotografia. Però mio padre, che lavora in una ditta di costruzioni, vuole assolutamente che mi prenda una bella laurea. Che palle.
Bè, probabilmente ha ragione, una laurea è indispensabile ormai. Sempre che il mondo duri ancora un po’. Sorrido.
E lei che lavoro fa, mi chiede lei.
Un lavoro noioso, rispondo scendendo.
Sono le sette e trentasei, il cielo è livido e la temperatura niente male.
Tra meno di due ore a Ginevra inizia quell’esperimento e io nel frattempo ho quasi finito di scrivere questa roba sul mio pc.
Tag: big bang, bosone, cern, dio, esperimento, esplosione, ginevra, nostradamus


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