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Set 0923

Roma la pittura di un impero

Pubblicato da Iperio alle 14:57 in arte



banner-scuderie_, inserito originariamente da iperio.

Le Scuderie del Quirinale, dal 24 settembre 2009 al 17 gennaio 2010, ospitano Roma. La pittura di un Impero: grandi affreschi, ritratti su legno e su vetro, decorazioni, fregi e vedute, provenienti dalle domus patrizie, dalle abitazioni e botteghe popolari dei più importanti siti archeologici e dai musei di tutto il mondo, per una mostra – per la prima volta - interamente dedicata alla pittura della Roma antica, nell’allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli.


L’esposizione è Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo e da MondoMostre, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze Archeologiche di Roma e Napoli, con il supporto di SISAL.


Curata da Eugenio La Rocca con Serena Ensoli, Stefano Tortorella e con Massimiliano Papini, la mostra racconta il ruolo centrale della pittura nella società civile romana, sottolineandone l'originalità e superando il concetto acquisito di una sua dipendenza passiva dall’arte greca. Ne risulta così evidenziata la linea di sorprendente continuità con la cultura figurativa moderna, a partire dal Rinascimento.


Il mondo antico era un mondo colorato, capace di riprodurre eventi storici, mitologici ma anche aspetti della natura e della vita quotidiana, usando realismo e poesia. I monumenti pubblici e le statue erano tutti policromi e i marmi quasi sempre colorati: il bianco era sempre inserito nell’ambito di un complesso gioco cromatico. Sculture e stucchi erano dipinti spesso con incantevole e fresca vivacità: è, invece, diventato un luogo comune identificare il “classico” con la trasparenza dei marmi bianchi.

Il tempo cancella i colori, polverizza il legno, leviga e sottrae, mentre restano la pietra e il marmo sbiancato. Della pittura di decorazione di edifici e ambienti, invece, si è conservato relativamente poco. Così come poco o nulla di quella su legno. E per questo facciamo ancora fatica a pensare il mondo antico come “a colori”.

Nemmeno la scoperta di Pompei e di Ercolano, nella metà del ‘700, ha reso evidente il concetto di colore nell’arte classica. Sotto l’influsso di una lettura “classicistica”, spesso accademica, l’arte antica tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento ha continuato a essere pensata come l’arte delle statue in marmo bianco. Ma quest’idea è lontana dalla realtà storica e, inoltre, per i Romani, come per i Greci, l’arte vera era la pittura, non la scultura: questa esposizione ce lo racconta.

Roma. La pittura di un Impero è una mostra che documenta e disegna lo sviluppo della pittura romana nei secoli: nata all’insegna di un forte elemento di continuità con l’arte greca e diventata, a sua volta, modello ispiratore per i secoli successivi.

Alle Scuderie del Quirinale, il pubblico potrà rendersi conto di quanto fosse alto il livello qualitativo della pittura romana e, nelle numerose analogie come nelle altrettanto numerose divergenze, potrà capire il rapporto tra l’antico e il moderno, a partire dalle tecniche adottate dalla pittura europea: dal Rinascimento in poi, fino a quelle usate dagli Impressionisti: tutte di evidente derivazione antica.

I pittori romani, infatti, come i nostri moderni impressionisti, usavano una pittura rapida, a macchia, giocata su tocchi di colore che sottintendevano una visione ‘distanziata’ perché basata su un’interpretazione soggettiva, e ottica, del vero. Non solo questa tecnica è già presente in epoca romana, ma il livello qualitativo di alcuni affreschi, per la freschezza del loro linguaggio, sembra anticipare soluzioni artistiche del periodo compreso tra il Cinquecento e l’Ottocento.

Sul fronte delle divergenze, invece, si dovrà osservare la diversa concezione spaziale alla base della visione del pittore romano. Scarsamente interessati al sistema di prospettiva lineare a fuoco unico “inventata” dagli architetti italiani nei primi decenni del Quattrocento, i romani distribuivano gli oggetti nello spazio liberamente, senza rigide costrizioni prospettiche. In tal modo non esiste fusione tra spazio e oggetti, che sembrano essere disposti l’uno a fianco dell’altro, o l’uno sopra l’altro, lasciando l’impressione di una certa instabilità dell’immagine.

Scenografie parietali, paesaggi bucolici e agresti, vedute di ville e di santuari rurali popolati da figurine che ricordano i presepi napoletani, vedute di giardini: sono questi i soggetti della prima parte dello mostra, seguiti da una scelta di raffigurazioni pittoriche della mitologia greca. Amore e Psiche, Polifemo e Galatea, Ercole e Telefo, Perseo e Andromeda: alle raffigurazioni di questi personaggi dell’immaginario mitologico greco - che tanta importanza ebbe nella cultura figurativa imperiale romana - si affiancano le bellissime rappresentazioni di aure (le rappresentazioni dei Venti), ninfe, menadi e satiri librati in aria, come sospesi nel vento che muove i loro panneggi, ma anche scene di vita quotidiana, immagini erotiche e nature morte che ne costituiscono la seconda parte.

Un capitolo a parte merita il discorso finale sulla ritrattistica. Per la prima volta in Italia si potranno ammirare, in confronto diretto, alcuni esempi di ritrattistica ad affresco, a mosaico o su vetro, rinvenuti direttamente in Italia, accanto ai più celebrati ritratti a ‘encausto’ (vale a dire a cera fusa su tela di lino o tavola di tiglio) dell’oasi egiziana di El Fayyum. E se l’accostamento è illuminante per documentare la perfetta continuità del genere del ritratto, il visitatore sarà rapito da quegli occhi spalancati, da quella vita profonda e dal senso di enigmaticità che sempre ci tramandano i volti anonimi ritratti di ogni epoca. Questi, ancora più segreti e pieni di mistero perché l’arte romana è un’arte senza nomi.

Era fortissimo, infatti, il disprezzo per coloro che svolgevano attività a base artigianale, e in questa categoria rientravano anche gli scultori e i pittori, dei quali si potevano ammirare le opere ma senza nascondere la scarsa considerazione nei confronti del loro rango sociale. Basti ricordare il caso di quel Gaio Fabio Pittore, nobile di nascita, ricordato da Valerio Massimo per essersi ‘abbassato al ruolo di artista’, uno dei pochissimi nomi a noi pervenuti: buona parte della produzione pittorica romana è composta da capolavori di artisti ignoti.

La mostra delle Scuderie vuole anche ribadire che per “pittura romana” si intende un’arte che va oltre alle testimonianze, sia pure straordinarie, di Pompei ed Ercolano (distrutte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., durante il principato di Tito): è anche l’arte di un Impero fotografata al massimo della sua espansione sotto i regni di Domiziano, Traiano, Adriano e Marco Aurelio. Quando si parla di un’arte dell’impero romano non ci si può limitare al periodo di vita di due città campane: si deve andare fino alle soglie del tardo-antico, all’epoca degli ultimi grandi principi dell’impero romano, Costantino e Teodosio.

Gli oltre cento, straordinari, pezzi di perfetta eleganza e raffinatezza che arrivano dai più importanti siti archeologici e musei del mondo, tra cui il Louvre, il British Museum, gli Staatliche Museen di Berlino, l’Antikensammlung di Monaco, il Liebighaus di Francoforte, il Museo dell’Università di Zurigo, ma anche il Museo Archeologico di Napoli, gli Scavi di Pompei, il Museo Nazionale Romano e i Musei Vaticani, intendono dare un quadro il più ampio possibile della “pittura romana” in un’ottica sapiente, capace di aprire lo sguardo ad un modo più intenso, fresco ed emozionante di guardare l’antico.

Questo sguardo fortemente emozionale rivela tutta la sua forza, e il senso del suo mistero, anche grazie all’allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli che, dopo "Cina. Nascita di un Impero", tornano ad occuparsi di una grande mostra alle Scuderie del Quirinale.

Il catalogo “Roma. La pittura di un Impero” è pubblicato dalle edizioni Skira e curato da Eugenio La Rocca. Testi di Serena Ensoli, Stefano Tortorella, Massimiliano Papini, Barbara Bianchi, Barbara Borg, Stefano De Caro, Jaç Elsner, Andrew Wallace-Hadrill, Paul Zanker.


Roma, Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio, 16


Periodo: 24 settembre 2009 – 17 gennaio 2010


Orari: da domenica a giovedì 10.00-20.00;

venerdì e sabato 10.00-22.30.

L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.



Sito internet: www.scuderiequirinale.it e www.mondomostre.it


Informazioni e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. 06 39967500

scuole 06 39967200

Costo del biglietto di ingresso: Intero: € 10 - Ridotto: € 7.50



Opere in mostra: 100


Curatori: Eugenio La Rocca con Serena Ensoli e Stefano Tortorella.

Con la partecipazione di Massimiliano Papini


Catalogo: Skira, a cura di Eugenio La Rocca. Testi di Serena Ensoli, Stefano Tortorella, Massimiliano Papini, Barbara Bianchi, Barbara Borg, Stefano De Caro, Jaç Elsner, Andrew Wallace-Hadrill, Paul Zancker.


Allestimento: Luca Ronconi e Margherita Palli

Set 09 4

"Hieratic-Surgical Paintings"

Pubblicato da Iperio alle 23:15 in arte



the_confession_II_09_cm_71x66web, inserito originariamente da iperio.

Mondo Bizzarro Gallery apre la stagione espositiva autunnale con una mostra personale dell’artista veneziano Saturno Buttò, che presenta le sue opere più recenti. Il titolo “Hieratic-Surgical Paintings” svela i contenuti dominanti dei nuovi quadri. La figura umana, che nella poetica di Buttò è costantemente rappresentata come sacra, viene indagata nei suoi aspetti di decadenza fisica e psicologica, talora attraverso la presenza di strumenti e apparati medici, che da un lato comunicano il senso del dolore umano e delle afflizioni del corpo, dall’altro tradiscono l’utopistica, più che mai attuale, volontà di sconfiggere la morte e l’ineluttabile condizione di caducità fisica. Così una parata di splendide fanciulle consacrate da un’aura dorata, la stessa delle icone bizantine, brillano di una fisicità pienamente terrena e sensuale, ma sono avvolte da un misterioso fascino demoniaco, come votate in purezza alla distruzione e al disfacimento.
Nato vicino a Venezia nel 1957, Buttò inizia la sua carriera espositiva nel 1993, anno in cui viene pubblicata anche la sua prima monografia, dal titolo "Ritratti da Saturno: 1989-1992". Da allora seguono numerose esposizioni personali in Italia e negli Stati Uniti (a New York e Los Angeles), oltre ai due volumi "Opere 1993-1999" e il recente "Martyrologium" (2007).
L’opera di Saturno Buttò è caratterizzata da una personalissima interpretazione formale dell’arte sacra europea e da una perizia tecnica impeccabile, che ricorda quella dei grandi maestri della nostra tradizione pittorica. Rituali figurati, tableaux vivants, neogotiche pale d'altare sono le magistrali creazioni con cui l’artista indaga da sempre gli affascinanti misteri di una "oscura religione": quella della innata sensualità del corpo e della sua profonda spiritualità. In continuo conflitto tra erotismo e dolore, trasgressione ed estasi, i pregiati dipinti su legno di Buttò sviscerano la visione intransigente e contraddittoria dell’iconografia religiosa occidentale nei confronti del corpo, da un lato esibito come oggetto di culto, dall’altro negato nella sua valenza di purissima bellezza erotica. Ne scaturisce un’affascinante tensione che esalta innanzitutto la figura umana, che nella sua opera è da sempre al centro della scena.


Project room: accanto alla mostra di Saturno Buttò, Mondo Bizzarro Gallery inaugura uno spazio sperimentale riservato alle giovani proposte, che ospiterà dal 5 al 25 settembre le opere di digital-art di Max Papeschi . L’artista affronta e rielabora, con originalissimi toni vintage, le icone e i simboli utilizzati negli anni dai poteri forti per mascherare la loro spietata strategia finalizzata al controllo delle coscienze collettive. Polemico e politico, Max Papeschi arriva alla digital-art dopo l'esperienza da regista/autore in ambito teatrale, televisivo e cinematografico. Come artista figurativo il suo approccio con l'Art-World è stato d'immediato successo sia di pubblico che di critica. Il suo pop Politically-Scorrect, cita l' American Life e la rivela nei suoi orrori in maniera ironicamente realistica. Dal Topolino nazista al Ronald McDonald guerrafondaio le icone cult perdono la loro simpatia per trasformarsi in un incubo collettivo.
Una poetica new-pop dai fortissimi contenuti sociali ma dal taglio sottile e ironico.

MONDO BIZZARRO GALLERY
VIA REGGIO EMILIA 32 c/d
00198 ROMA
www.mondobizzarro.net
info@mondobizzarro.net
Tel. e Fax: 06 44247451



Titolo della mostra: "Hieratic-Surgical Paintings"

Artista: Saturno Buttò


Periodo: 5 settembre – 15 ottobre 2009

Project Room: Max Papeschi - "Disneyland Under Attack!"


Periodo: 5 settembre - 25 settembre 2009


Sede: Mondo Bizzarro Gallery, via Reggio Emilia 32 c/d
e online www.mondobizzarro.net

Curatori: Alessandro Papa e Gloria Bazzocchi

Vernissage: sabato 5 settembre ore 18.00 – 20.30

Orari: dal lunedì al sabato ore 11.30 - 19.30

immagine: the confession by saturno buttò

Ago 0931

Muro alla Rothko / Wall à la Rothko

Pubblicato da Iperio alle 12:07 in arte



Muro alla Rothko / Wall à la Rothko, inserito originariamente da Hidetora.

Ago 0931

addio all'estate

Pubblicato da Iperio alle 12:02 in arte



, inserito originariamente da may the circle remain unbroken.

Ago 0831

Crocifissione

Pubblicato da Iperio alle 08:21 in arte


crocifissione di Martin Kippenberger

Crocifissione

opera di Martin Kuppenberger

Museion di Bolzano

foto www.ansa.it

 

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