(segue ...)
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Sì, ho capito. Guardi, dottore, vado oggi stesso a cercare la brasiliana e a farle qualche domanda.
Archi cominciava ad essere nervoso, senirsi incastrato e sudare, forse anche per effetto della birra ghiacciata che gli era rimasta sulla digestione.
Ma quella volta il suo capo non era davvero di buon umore.
Guardi Archi, mi guardi bene in faccia: ho l'aria di uno a cui piace di essere preso per il culo?
Sì stronzo.
No, dottore.
E allora come pensi di cavartela così? ho appena scoperto che sono settimane che mi prendi per il culo, mi fai credere che lavori e invece te ne stai senza fare un cazzo. Nel mio ufficio si lavora, chiaro Archi?
Vaffanculo. Sei il primo a farsi i cazzi propri, qui dentro. E a forza di farteli hai pure fatto carriera.
Sì dottore.
Ascoltami bene: sei già con un piede fuori da questo ufficio. Posso farti un procedimento disciplinare che finisci sui giornali, capito?
Pezzo di merda, ne sarebbe capace, questo qua.
Allora adesso non solo ti dai da fare di corsa, ma voglio dei risultati per domani, chiaro???
Sì, chiaro.
E ci sono due cose ancora. Ascoltami bene.
Cazzo sono tutto orecchie, ma smettila di dire ascoltami bene!
Da ora fai squadra con Ferro. Prendi tutte le tue cose e ti trasferisci nella sua stanza. Lei è giovane ma molto in gamba. La conosci?
Giorgia Ferro? cazzo, che sì! Quella che se la tira, una cretina ma carina, di 32 anni, e già promossa mia pari grado...
No merda, con lei no. Che figura faccio coi colleghi???
Sì, dottore. La conosco.
Ok allora da subito vi muovete insieme. e voglio che lavoriate a un altro caso molto molto delicato, intesi? La osservo, Archi, la osservo. se si muove male stavolta, la sbatto fuori, in pattuglia, se è fortunato, o la sbatto al confine a controllare i camion che vengono dai Balcani...
Ascolti bene. Il fascicolo è questo.
Indicò un immenso fascicolo che stava al centro della scrivania.
Glielo riassumo. Tanto dubito che perderà tempo a leggerlo tutto...Si tratta dell'omicidio di una ragazzina. Raffaella Autieri, di 15 anni, di origine napoletana, a Roma dal 1999, con la famiglia, madre e nonna. Sin dai 12 anni inizia a lavorare come fotomodella per le pubblicità. Una ragazza normalissima, anche se va male a scuola, è ancora in terza media, ma molto bella e ricercata nel suo campo. E quella di quella reclame di quel telefonino, ha presente?
No.
Vabbè, questa è la foto, la guardi bene. Insomma la ragazza è assunta da una agenzia di moda, la "Fontana Fashion" di Michele Fontana, quello che è ora è deputato. Un imprenditore rampante e capace, che in 15 anni ha messo su una delle agenzie di moda più importanti in Italia, con sede a Milano e a Roma, Berlino, Parigi, NY, Hong Kong e Londra. Ora, la ragazza è stata assassinata a Roma, tre settimane fa. Era notte e lei era vicino casa, per strada, vicino a dei giardinetti. Poi tre colpi di pistola da vicino, e nessun testimone. Colpi imprecisi, a un fianco, a un gluteo e alla spina dorsale quello mortale. Ma pare che la ragazza non abbia nemmeno tentato di figgire. Inizialmente si è pensato a un errore, a una rapina andata male o a un balordo. Ma poi sono trapelate certe voci... voci che dicono che tra la rgagazzina e Fontana ci sia stato qualcosa, insomma che quello se la facesse colla ragazzina. Ma lei è stata ammazzata a Roma il 2 luglio, di sera, vicino casa sua, mentre il Fontana era sicuramente a Parigi per lavoro e ci sono decine di testimoni che lo provano. Quindi non è stato lui. Ma questo non è niente, perchè proprio ieri la scientifica ha presentato un rapporto che prova che la pistola usata per ammazzare la ragazza è stata usata in almeno altri tre omicidi seriali, che però riguardano persone del tutto diverse, che al momento, apparentemente sembrano non avere nulla in comune tra loro: un medico di Napoli, Renzo Gugliotta, di 47 anni, un meccanico di Roma, Nunzio Nasuti, di 28; e un professore di scuola media di Firenze, Nicolò Albanese, di 59 anni. Tutti ammazzati con quattro colpi molto precisi, ravvicinati: uno per ciascun ginocchio, uno sulle palle e uno in bocca. Come un esecuzione, una punizione. Tutti incensurati, e per bene. Due padri di famiglia, e il meccanico fidanzato con una barista rumena.
Una storia complicata.
Esatto. Guardi che io ho molta fiducia in lei, Archi. Ma non cerchi mai più di fottermi in nessun modo. E' un caso molto scottante. Ci sono pressioni anche politiche. Fontana vuole uscirne assolutamente pulito, mentre i suoi avversari politici e i nemici di partito lo vogliono fottere, se è possibile. Non so se Fontana è un pedofilo, ma so due cose: che se lo è non siamo noi a dover indagare su di lui o a fare uscire la cosa; e che se non è colpevole dell'omicidio della ragazzina, e non lo credo nel modo più assoluto, deve ucirne senza una macchia, almeno senza nessuna macchia che possiamo avergli schizzato addosso noi. Chiaro Archi?
Molto chiaro dottore.
Bene. Allora si muova Archi, voglio un rapporto quotidiano su ciascun caso già da domani. Le consiglio di interrogare per prima cosa tutte le persone vicine alle vittime e riscontrare se troviamo un filo conduttore tra i vari casi.
Ok farò così.
Farete. Si ricordi che è in squadra con Ferro da ora. Muovetevi sempre insieme. La mia idea è che ci sia un serial killer e che le vittime siano state ammazzate più o meno per caso. Uno che usa sempre la stessa pistola. Forse la ragazzina è morta per sbaglio. Comunque è chiaro che bisogna beccare questo stronzo al più presto.
Giorgia Ferro lo aspettava seduta alla scrivania, assorta nello schermo del suo computer.
Alta e magra, mora, con i capelli corti e un sorrisetto eternamente stampato sul viso vivace e attento, aveva quell'aria da prima della classe e pierina che dava un terribile nervoso ad Archi. Lui l'aveva già catalogata come rompicazzi non scopabile, dal primo giorno. Sapeva che sarebbe stata un problema. Non voleva fare il solito maschio sciovinista, ma lui i suoi casi se li era sempre sbrigati da solo, e non aveva nessuna voglia di lavorare con quella.
La salutò appena, sbattè i fascicoli della puttana cinese e della ragazzina sparata sulla sua scrivania, che poi invece era di una collega in maternità che divideva la stanza con ferro, e si sedette muto.
Senti Archi, non ho chiesto io di lavorare con te; ha deciso il capo, quindi cerchiamo di andare d'accordo, ok? Se sei nervoso, non incazzarti con me che non c'entro niente, per favore. Un caffè?
No grazie, sono già nervoso. Appena sei pronta, ci muoviamo. Io vado a Parlare colla brasiliana del caso della puttana cinese, e tu cerchi la madre della ragazzina, ok?
Ma il capo ha detto che dobbiamo muoverci insieme.
E allora?
Va bene, facciamo come ti pare, non ho voglia di discutere. Però ci vediamo stasera alle sette e ne parliamo, ok.
Archi era contento che lei non rompesse i coglioni, ma non lo diede a vedere. Annuì, silenzioso.
In ufficio alle sette, ok, rispose infine. Io vado, ciao.
(continua...)








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