Una città come Roma che vive immersa nell'arte classica, seppure a volte abbandonandola alla propria incuria e pigrizia, non può fare molto caso all'arte moderna, ed è un peccato, perchè l'amore per l'arte non può limitarsi a un dato periodo o a determinati modelli che sono comunque limitati nel tempo, e limitano culturalmente, minacciando di chiudere qualsiasi civiltà, per quanto alta, in un provincialismo suicida.
Per fortuna anche a Roma esistono realtà come il Museo Macro di Arte Contemporanea.

Tutte le mostre organizzate negli ultimi anni da Macro, tanto per fare qualche nome a memoria, da Vic Muniz a Erwin Wurm, da Wolfgang Laib a Tom Wesselman, da Jenny Saville a Cecily Brown, dimostrano un autentico e nobile interesse per le forme più evolute e anche spettacolari dell'arte contemporanea.
E' il caso della splendida mostra di Marc Quinn, che si tiene fino a Settembre e che presenta opere estremamente suggestive e provocatorie, dalla Sfinge contorsionista con le fattezze di Kate Moss, alla testa chiamata Sky 2006, in cui ha usato la placenta e il cordone ombelicale del suo secondogenito per modellare un ritratto della testa del bambino.
La mostra presenta molte altre opere tra sculture, disegni e pitture dai colori vivacissimi e brillanti.
Il tutto è estremamente suggestivo e ben disposto negli ambienti museali del Macro che offre il tutto a un prezzo incredibilmente basso: solo un euro l'ingresso: un esempio contro la speculazione sulle opere d'arte cui abbiamo assistito negli ultimi con mostre che esponevano modeste selezioni di opere a prezzi esorbitanti.
Grazie a Giulia Ferracci del Museo Macro per le cortesi informazioni.
di seguito notizie sulla vita di Marc Quinn e sulla Mostra a Macro, tratte dal sito di Macro.
LA VITA
Marc Quinn è nato nel 1964 a Londra dove vive e lavora.
Il suo esordio risale al 1988 con la mostra personale "Bronze Sculputure", alla Jay Jopling/Otis Gallery di Londra.
Nel 1990 presenta "Bread Sculputure", presso la Middendorf Gallery di Washington ed è in mostra alla Galerie Nikki Diana Marquardt di Parigi. Nel 1991 la sua attività prosegue con la personale "SeIf" alla Jay Jopling/Grob Gallery di Londra; nel 1992 è a Sidney, alla Art Gallery of New South Wales con "The Boundary Rider. 9th Biennale of Sydney".
Risale al 1993 la famosa esposizione "Young British Artists Il" alla Galleria Saatchi di Londra. Nel 1994 è in mostra al The British Museum di Londra con "Time Machine. Ancient Egypt and Contemporary Art" e nel 1995 espone alla Tate Gallery di Londra con "Art Now.Emotional Detox: The Seven Deadly Sins". Sempre nello stesso anno è alla Royal Academy of Arts di Londra con "Sensation!".
Al 1998 risalgono due mostre personali di grande importanza presso la South London Gallery e la Gagosian Gallery di New York con "Marc Quinn. Incarnate". Nel 1999 espone alla Kunstverein Hannover e nel 2000 è in Italia alla Fondazione Prada di Milano. Tra le mostre più recenti: Flesh del 2004 all' Irish Museum of Modern Art, Dublin, e alla collettiva "The Flower as Image. From Monet to Jeff Koons" al Louisiana Museum, Danimarca. Nel 2005 e alla White Cube di Londra con la serie "Chemical Life Support". Nel 2006 espone al Groningen Museum di Groninger in Olanda. Ha ricevuto il premio nel 2004 dalla Fourth Plinth Commission per Trafalgar Square, dopo avere ottenuto nel 2001 il "The Royal Academy of Arts Charles Wollaston Award " a Londra.
LA MOSTRA AL MACRO
A partire dal 22 giugno 2006 il MACRO dedica all'artista britannico Marc Quinn (Londra, 1964) una grande mostra monografica, la prima in un museo pubblico italiano.
La mostra, a cura di Danilo Eccher e Achille Bonito Oliva, riunisce più di 30 opere risalenti agli ultimi anni di attività, dalle sculture della serie The Complete Marbles a quelle più recenti raccolte sotto il titolo di Chemical Life Support. Ma anche dipinti e disegni, prova della varietà di tecniche e di registri espressivi adottati dall'artista nella sua caleidoscopica attività.
Marc Quinn ha attratto l'interesse del pubblico internazionale all'inizio degli anni '90, presentando l'opera Self (1991): un autoritratto in cui l'artista aveva modellato la propria testa utilizzando cinque litri del suo stesso sangue, congelato al fine di mantenere l'integrità della scultura. La forte carica espressiva e la sensazionalità di quell'opera lo ha fatto annoverare all'interno della corrente nota col nome di Young British Art. Ma la sua ricerca si è presto discostata da quell'ambito artistico, per apparire come una profonda indagine su alcuni temi privilegiati, quali il corpo umano e i suoi meccanismi di sopravvivenza, la vita e la sua conservazione, la bellezza e la morte.
In diretto contatto con la scultura d'esordio Self (riproposta in una versione più recente, nel 2001) è l'opera Sky (2006), esposta nelle sale del MACRO. Come già per il figlio Lucas, Quinn ha utilizzato la placenta e il cordone ombelicale del suo secondogenito per modellare un ritratto della testa del bambino. Anche in questo caso un sistema di refrigerazione garantisce la conservazione di questo fragile simulacro, sospeso tra la vita ancora pulsante degli organi che ne hanno permesso la crescita e la fredda presentazione da laboratorio scientifico.

Il tema del corpo, inteso insieme come sistema di organi vitali e immagine ideale, è anche alla base della serie di sculture intitolata Chemical Life Support. In essa l'artista ha voluto ritrarre i corpi di persone che necessitano di specifici medicinali per sopravvivere. Questi "supporti chimici" sono stati mescolati a una materia duttile e traslucida come la cera per dar vita a ritratti scultorei del tutto particolari: in mostra, tra gli altri, Innoscience (2004) in cui il corpo del figlio dell'artista è plasmato con il latte artificiale che lo ha nutrito durante i primi mesi di vita, e Nicholas Grogan - Insulin (Diabetes) (2005) in cui la figura di un uomo diabetico è impregnata della sostanza chimica che supplisce alla sua disfunzione metabolica. La difficoltà della malattia costituisce il lato oscuro di sculture in cui il corpo umano appare nella sua fragile bellezza, in bilico tra l'idealità della propria forma e la sua debolezza carnale.
Tale incontro di valori opposti è visibile anche nelle sculture della serie The Complete Marbles, che raffigurano persone affette da gravi malformazioni e handicap fisici. Marc Quinn ha utilizzato questi inediti modelli per rappresentare la bellezza insita nei loro corpi, i quali, forgiati come sono nella materia classica del marmo, colti con naturalezza nella loro nudità, ricordano i capolavori mutili della scultura antica. E' il caso di Peter Hull (1999) e Alexandra Westmoquette (2000), selezionati tra le opere in mostra al MACRO. La ricerca intorno a questi temi ha portato l'artista a confrontarsi direttamente con la scultura monumentale. La grande opera installata dal settembre 2005 su una della basi al centro della londinese Trafalgar Square, Alison Lapper Pregnant (2005), porta a compimento l'indagine avviata con The Complete Marbles e propone, secondo le parole dell'artista, "un nuovo modello di eroismo femminile".
La stessa cosa la si può dire dell'opera in mostra Sphynx (2005). Una delle icone della bellezza moderna, la top-model Kate Moss, ritratta in un'originale posa yoga, assume le sembianze di una figura eroica, totemica, quasi ultraterrena. Oltre alla sfera della vita, dei suoi meccanismi e dei suoi codici (Quinn utilizza la genetica in molte opere, come ad esempio DNA Garden (2001)), è infatti la prospettiva della morte e dell'aldilà ad ispirare la ricerca dell'artista britannico. I due scheletri bronzei in preghiera Waiting for God (2006) e Waiting for Godot (2006) sembrano volgere lo sguardo al destino di morte di ogni essere umano e insieme all'attesa e alla speranza di una vita oltre la morte, di un riferimento ultraterreno a cui affidarsi.
La mostra è accompagnata da una catalogo, edito da Electa, Milano, corredato di testi di Danilo Eccher e Achille Bonito Oliva e da un'intervista all'artista di Rod Mengham.
Marc Quinn http://www.marcquinn.com/
Marc Quinn provocatore http://jekyll.sissa.it/index.php?document=198
Macro http://www.macro.roma.museum/italiano/mostre/index.html










1. Voyag3ur, Domenica 27 Agosto 2006 ore 01:57
Sembra molto interessante questa mostra. Avevo già visto Quinn alla Fondazione Prada diversi anni fa, non mi dispiacerebbe avere l'occasione per rivedere le opere di quest'artista ... spero di avere il tempo per un salto a Roma!
:-)